Il Giappone che rallenta apposta

Chi pensa al Giappone pensa allo shinkansen e ai treni puntuali al secondo. Eppure una delle parole che sento più spesso qui è ゆっくり (yukkuri): piano, con calma, senza fretta. E anche: mettiti comodo.

La dice soprattutto chi ti accoglie. Al ristorante, quando arrivano i piatti, il cameriere aggiunge “goyukkuri dōzo”, fate con calma. In un ryokan, la locanda tradizionale, te lo ripetono dopo averti accompagnato in camera e la sera, quando hanno steso il futon. A un collega che torna a casa con la febbre si dice “yukkuri yasunde”, riposati con calma. Il senso è preciso: non dovete sbrigarvi per noi.

Anche i treni, qui, sanno andare piano. Il tram Toden Arakawa, l’unica linea rimasta dei vecchi tram municipali di Tokyo, percorre 12 chilometri e 30 fermate in 56 minuti, a una media di circa 13 km all’ora. A Kyoto, sulla linea Eizan verso Kurama, c’è un tratto di circa 250 metri chiuso da 280 aceri, che chiamano “la galleria delle momiji”, le foglie d’acero. Quest’anno dal 7 novembre al 6 dicembre i treni lo attraversano rallentando apposta, e la sera spengono le luci in carrozza per far vedere le foglie illuminate.

Lo stesso spirito ha un biglietto famoso, il Seishun 18 kippu, “biglietto della giovinezza”, che però vale a qualsiasi età. Per tre o cinque giorni di fila si viaggia su tutta la rete JR, ma solo con treni regionali e rapidi: niente shinkansen, niente espressi. Si arriva più tardi, ma si vede quello che c’è in mezzo.

Qual è il viaggio più lento che avete fatto, e ne è valsa la pena?

Domani: tutt’altro ritmo, Ginza di notte tra luci e insegne.