Ginza, quando si accendono le luci

Ginza di notte, tra luci e insegne. Nella foto c’è il tratto di Chuo-dori che tutti hanno in mente: vetrine illuminate, i nomi delle grandi marche in cima ai palazzi, i taxi che scorrono verso il fondo della via.

Il nome stesso viene dal denaro: nel 1612 lo shogunato trasferì qui la zecca che coniava le monete d’argento, e “ginza” significa proprio “sede dell’argento”. La zecca se ne andò nel 1800, il nome rimase.

Dopo il grande incendio del 1872, il quartiere fu ricostruito in mattoni ispirandosi a Regent Street di Londra, con alberi lungo la strada e lampioni a gas: per l’epoca, un pezzo di Occidente in mezzo a Tokyo.

Tra gli anni Dieci e Venti si diffuse anche un’abitudine con un nome tutto suo, “Gin-bura”: passeggiare per Ginza senza meta, solo per guardare e farsi guardare.

Oggi, il sabato e la domenica pomeriggio, la via principale diventa pedonale, come accade dal 1970. In questa stagione però la festa finisce alle 17: quando arriva il buio, le auto tornano. Io, che vivo a Nakameguro, finisco puntualmente per arrivarci troppo tardi.

Avete un ricordo di una città giapponese di sera?

Domani: il riepilogo della settimana, con le vostre risposte.